lunedì 1 ottobre 2012

Shore jigging: Iron, Rocks and Sea


Se è vero che le grandi scoperte sono spesso frutto del caso è anche vero che l'uomo ha poi avuto sempre la capacità e l'ingegno di trasformare quanto scoperto in qualcosa di completamente diverso ed infinitamente più grande.. E' stato così per il ferro probabilmente rinvenuto per caso in frammenti fusi sotto un fuoco che venne trasformato in acciaio con l'aggiunta di carbonio, ma anche per il rame che casualmente unito al conosciuto ma poco utilizzato stagno inventava il duro e resistente bronzo, o ancora il morbidissimo legno che grazie all'ingegno dei Romani oltre un migliaio di anni fa diventata compensato centuplicando la propria resistenza e le capacità meccaniche. 


Tra le tante cose scadenti che la razza umana, che in quest'era  occupa, domina e sfrutta (anche troppo) il nostro esausto pianeta, è stata in grado di fare, ce ne sono anche tante altre geniali scaturite dall'ingegno e dalla manualità che ci differenziano da tutte le altre razze note che sino ad oggi hanno colonizzato la terra.
Trovarsi davanti ad una bellissima colonna d'acqua marina, magari alta oltre 30-40 metri, popolata a tutte le profondità e non poterla indagare avrà scatenato nel primo pescatore il processo intuitivo che lo ha portato a fondere il ferro, la roccia ed il sale ed a lanciare in quel blu di difficilissima lettura un pezzo di metallo senza vita..

Le radici, per quanto in molti pensino che siano recenti, in verità sono molto molto lontane e già il vecchio ed onnipresente Lauri Rapala realizzava jig, destinati alle sue acque interne e non, la bellezza di 60 anni fa indicando sulla scatolina con poche parole il "come" ed il "dove" utilizzarli. Leggermente diversi per la forma e nella destinazione rispetto a quelli oggi noti erano però identici nel principio di utilizzo e nelle finalità..

Oggi il jig è a tutti gli effetti un artificiale insostituibile ed irrinunciabile in alcuni contesti di pesca e spesso, sempre più spesso, rappresenta la soluzione, in  determinate condizioni meteo, senza la quale non si potrebbe neanche pensare di rimanere in pesca correttamente. 
Ovviamente da circa 5 anni ad oggi il boom è stato fortissimo, la tecnica dedicata (lo Shore Jigging), ridefinita nelle linee base dagli immancabili colleghi nipponici, è esplosa e con essa anche le catture, splendide che soltanto alcuni contesti naturali particolarmente brulli possono regalarci. 

Del jig destinato allo spinning o più specificamente allo shore ne esistono davvero un'infinità di modelli e ciascuno con le proprie caratteristiche ben definite ed i propri ambiti/limiti di utilizzo legati molto spesso alla forma.
Chi più chi meno ogni produttore ha un paio di prodotti di punta che rientrano in questa fascia e che hanno fatto affezionare ognuno di noi.
Io non ho mai fatto segreto di adorare il Jugulo della Molix, artificiale estremamente particolare che pesca su tutta la colonna d'acqua, sia in caduta che nel recupero.


Ci ha regalato moltissime catture sia da terra che dalla barca anche laddove altri jig non funzionavano sfatando quella convinzione che spesso abbiamo che alla fine "un pò tutti pescano". Bellissimo jig, splendido il bianco, la cui forma però ne limita moltissimo l'utilizzo in scogliere molto profonde battute da forte mare o tagliate da correnti impetuose.. Contesti questi ultimi in cui non soffrono il Javeline Jet Evergreen, l'F1 CB ONE, l'Aile Metal Duel, il Bakugeki, il Gekitsu e tutti i "mini long jig" in genere a patto che il peso non sia inferiore ai 60 gr. e che, con mare sostenuto e recuperati molto freneticamente, a dente di sega, riescono a far letteralmente impazzire i pelagici in caccia lungo la scogliera.. 



Il Searock della River2Sea per oltre 5 anni ha rappresentato un must nella tecnica del vertical jigging ed ha confermato le sue doti anche lanciato, nelle misure più piccole, come il Mucho Lucir nello spinning da terra. In condizioni mi mare calmo e con correnti non troppo forti, ci hanno dato grandissima soddisfazione i piccoli SL della FCL Labo da 60 e 70 gr. con il peso in coda, missili in volo e davvero splendidi in acqua. Stesse qualità vanno riconosciute al neonato Leppa di casa Seaspin di cui uscirà presto il 66 gr. Ed ancora lo Shore blu per i lanciatori più hard, il Sea Flower, il Sacrifice di Daiwa, il Gekito Cultiva e tantissimi altri ancora che ci vorrebbe una pagina intera per elencarli.. 


Le categorie di jig sono davvero tante e si potrebbero scrivere poemi, interi trattati riadattandoli ad ogni spot in cui si va a lanciare ma alcuni criteri credo possano essere applicati un pò a tutte le situazioni mediterranee che vanno ben distinte da quelle relative alle mete estere in cui, in alcuni casi, è davvero impossibile non ferrare un pesce con quasi qualsiasi artificiale si proponga loro. Nel mediterraneo il predatore è un pò più schizzinoso meno in competizione alimentare, meno affamato e si permette di scegliere, di scartare il movimento che non gli piace, il bagliore/colore che non lo soddisfi.. 
Io cerco di capire cosa stiano predando in quel momento i nostri obiettivi, la dimensione della mangianza, la profondità a cui stazionano i branchi.. Scelgo quasi sempre colori naturali, con molta olografia sopra che riflettano per bene i raggi solari, poco visibili a profondità pronunciate, emettendo lampi luminosi  in grado di attrarre  dalla lunga distanza.. 



Non disdegno però anche colori meno standard dato che in verità noi non conosciamo ancora il processo di decodifica dell'informazione "colore" attuato dal nostro cervello, figurarsi presumere di capire cosa vedano i pesci  e come funzioni il loro di cervello (riprendendo delle riflessioni vecchie di decenni di Alessandro Idini, tra l'altro tra i primi spinners a lanciare piccoli jig in mare). 
Sinceramente credo che, intorno a questo argomento, non esista una scientificità provata e vestire di scientificità queste "scoperte" sia un piccolo azzardo.. Ipotesi.. Sono bellissime ipotesi che noi stessi montiamo e smontiamo di battuta in battuta convincendoci di tutto ed il contrario di tutto ogni volta, ad ogni cattura..

I miei "ferri" io li preferisco sempre armati con assist hook ad amo singolo, sempre in testa (a volte leggermente dressato con dei fili di materiale luccicante rubato ad un amico moschista ed a volte nudo e crudo amo).. Nella scelta degli ami ho le mie piccole fissazioni e non riesco a distaccarmi dai miei insostituibili Sergeant o dai Cutlass, ampi ed apparentemente sovradimensionati per non incastrarsi sul jig e riuscire a muoversi sempre liberamente. Preferisco assist corti che si mantengano vicini alla testa dell'artificiale legati con treccia esageratamente resistente. Non monto mai ancorotti troppo soggetti alla slamatura quando si trovano tra le mandibole di un arrabbiatissimo piccolo tunnide o all'arrocco sulle asperità del fondo.



Quale sia il corretto movimento da impartire al jig si comprende anche dal significato del termine "jigging" che in italiano vuol dire "saltellando". Io se affronto una colonna d'acqua profonda ed il mare lo consente preferisco sempre montare un artificiale che, planando in caduta, attiri l'attenzione dei predatori sfruttando anche la discesa.. Toccato il fondo lo stacco immediatamente con due ampie jerkate  per iniziare a recuperarlo con il movimento più congeniale al modello stesso. Dopo una risalita di circa 2/3 della profondità totale, lo faccio ricadere in fondo e ripeto il tutto una o due volte a seconda della distanza coperta con il lancio e la profondità dello spot. 



La scelta di quest'ultimo è chiaramente fondamentale per la riuscita delle battute soprattutto se svolte in ambienti naturali. La scogliera è un ecosistema di difficilissima lettura, soprattutto profonda da 20 a 50 e più metri.. Bisognerà osservarne la conformazione, cercare di percepirne le correnti che muovono il fondale, quelle che portano in basso i nutrienti della superficie. 
Ho scritto sempre e soltanto in prima persona perché è delle mie esperienze personali che parlo e credo sia un pò presuntuoso farne delle regole o linee guida valide in qualsiasi spot, regione, condizione dato che molto spesso quanto scoperto dopo anni di lanci in un contesto non funziona per nulla in un altro.

Adesso, finalmente, la stagione è alle porte, quella del mare grosso, delle onde che si frangono pericolosamente e rumorosamente sugli scogli scaricando quantità impressionanti di energia e rimescolando ed ossigenando tutti gli strati d'acqua.. La stagione delle scorribande che branchi di pelagici inizieranno a compiere, delle grandi ricciole, degli ultimi dentici..

E' una battaglia che sta per iniziare, incerta come ogni anno, ma tra le più entusiasmanti che si possano affrontare armati di carbonio, acciaio, davanti il blu profondo abbarbicati su una roccia.. 


6 commenti:

  1. Hi there. Great job, your bait is really great. If you give in to your web site address, I would like to see your offer.

    Best regards

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    1. Thanks Sylwester!! I have sent you an email..
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  2. UN 3D DI ELEVATA QUALITA'!
    FORSE IL MIGLIORE LETTO NEGLI ULTIMI ANNI DAL SOTTOSCRITTO.
    C'E' POCO DA DIRE.... ESPERIENZA,TECNICA E PASSIONE UN MIX IMPORTANTE CHE IN POCHI SANNO GESTIRE E ANCHE REGALARE AL PROSSIMO UNA BASE PER PROVARE AD INIZIARE.COMPLIMENTONI !
    IL MIO ABBRACCIO
    Dr.Bass

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    1. Grazie Doc!! Sono felice ti sia piaciuto e ricambio il tuo abbraccio con affetto..
      Alla prossima :)

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  3. Grande articolo! Degno delle migliori riviste di pesca!
    Sei veramente un grande talento!
    Ciao
    Jimmy

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    1. Ti ringrazio Jimmy, davvero tanto.. Grazie ed al prossimo, allora, sperando di andare sempre bene.. :) tmf

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