domenica 21 ottobre 2012

#1

È da qualche tempo che mi sto dedicando poco a questo spazio su cui io e l'amico Francesco abbiamo veramente sudato tanto, sicuramente il poco tempo prima e qualche problema di connessione ora hanno in qualche modo penalizzato la mia presenza, aggiungiamo anche le mie uscite a pesca che devono ancora ripartire in modo serio, uno dei motivi per cui sono venuto a mancare e un senso di schifo che mi ha preso ultimamente per questo mondo. Sapevo che il mondo della pesca sportiva in Italia era frequentato da tanta gente di merda ma non pensavo che fosse così tanta, in tutti gli ambienti e in tutti i luoghi di cui si parla di pesca che dovrebbe essere prima di tutto una passione ci si scontra con tanta gente poco onesta, approfittatori falsi gelosi vipere e sfruttatori, uno schifo totale che rovina anche il bello che esiste in questo mondo,mi chiedo veramente se ne valga la pena di essere in qualche modo parte di questo mondo oppure tornare in compagnia di poche e fidate persone, andare qualche volta a pesca e non far credere di essere chissà quale campione o fenomeno come tanti fanno in questo ambiente....

 

 

 

 

venerdì 12 ottobre 2012

Thalassa: Uomini e mare


Bombardati da immagini, assuefatti ai video di pesca in cui il pesce non è ormai più protagonista di nulla, abbiamo dimenticato o dimentichiamo spesso quanto il nostro tempo e la nostra passione dipendano da quella sconfinata distesa blu che ogni giorno accoglie i nostri sogni e le nostre preghiere.


Mi sono trovato spesso a chiacchierare con amici pescatori, sportivi come me, che vanno per mare davvero in ogni stagione, senza interessi, per nutrirsi di quegli spazi e di quella pace e spesso ci siamo fermati ed incontrati sulle stesse riflessioni, su quanto noi, giovanissimi appassionati abbiamo già visto mutare il "nostro" mare..
E ci sentiamo differenti, noi che il mare lo rispettiamo, lo affrontiamo ogni volta che ne abbiamo il tempo e la forza.. 


Ci piace a volte scherzare definendoci "uomini di mare" ben sapendo che i "veri" uomini di mare forse stanno ormai scomparendo schiacciati dalla tecnologia, dalle mode, dalla stanchezza, da un mare sempre più povero, sempre più pericoloso, da un lavoro sempre meno redditizio, da mode alimentari sempre più assurde..



Se non fosse stato per Roberto (aka Pizzitello ) che mi ha linkato il video sopra, non avrei potuto sentire l'odore del sale ed ascoltarlo dalla voce di chi 50 anni fa lo sentiva a sua volta.. Il video, girato a Siracusa una delle più belle città siciliane, potrebbe essere stato girato in ognuna delle tantissime città marinare della nostra penisola ed è splendido, racchiude immagini di un'infinita poesia, volti che raccontano di quando l'uomo ed il mare erano in sintonia, di quando l'uomo ed il mare vivevano in equilibrio..

Forse, come suggerito dalla sapiente voce di uno di quegli uomini, sarebbe il caso di farlo riposare il nostro povero Mediterraneo..

Il video, da cui provengono anche i due fotogrammi, è disponibile sia su youtube che sul sito in uominiemare.com in streaming. 
Ringrazio i produttori, quanti vi hanno partecipato e tutte le associazioni di attivisti che combattono quotidianamente per la salvaguardia delle risorse ittiche mondiali. 

giovedì 11 ottobre 2012

The Legend....

il 27-28 Ottobre ci sono almeno tre buone ragioni per farvi trovare nei pressi della Laguna di Orbetello, avere la possibilità di partecipare a un evento che ogni anno diventa sempre più importante  (info a questo link ), conoscere di persona la Leggenda Vivente Gary Loomis alla sua prima visita in Italia e palpeggiare le due nuove Seaspin Rod,  Labrax e Labraxina in Versione 2.0 e dulcis in fundo la probabile presenza del sottoscritto e del buon vecchio TMF anche se non ancora garantito ;) 








SurfaceDetonations


sabato 6 ottobre 2012

Voyages de Pêche: Report tra sogni e realtà


C'eravamo sentiti telefonicamente, con Andrea, era incasinatissimo e tra le cose di cui avevamo parlato mi disse che stava terminando un pezzo per Voyages de Pêche. Conosco la rivista, alla quale sono da anni abbonato, e non vedevo l'ora di leggere il suo articolo dato che difficilmente quanto vi si pubblica è definibile meno che spettacolare..

L'Andrea di cui scrivo è Andrea Pellegrini, testimonial, tester e uomo della Smith in Italia. Ci siamo sentiti un paio di volte e mancati per poco allo stand in fiera a Bologna, in cui eravamo rimasti incantati dalla splendide esche del marchio che rappresenta.


Ad Andrea Voyages de Pêche ha dedicato, la copertina sopra del numero di Agosto-Settembre oltre che pubblicare il suo pezzo, molto bello, relativo ad un meraviglioso viaggio in Tanzania, viaggio nel quale tra le altre catture è stato registrato proprio dal jigger italiano un record IGFA grazie ad squalo da oltre 186 kg ferrato su jig. 


Complimenti Andrea ed al prossimo articolo.. 

mercoledì 3 ottobre 2012

Pesca Spinning Volume 2



è in edicola il secondo numero di Pesca Spinning, un grosso in bocca al lupo a tutti i ragazzi che stanno affrontando questa nuova avventura e complimenti a Daniele e MiKe :)






BLACK BIG AND BAD...........


Grosso Nero e Cattivo, questi sono sicuramente tre aggettivi che si possono collegare al nuovo Saltiga DogFight 7000H, una versione quella Nera e Cattiva prodotta dalla Daiwa che mi è sempre piaciuta un sacco e che con la vecchia versione si pensava sarebbe andata in pensione ed ecco che invece ritorna come l'araba fenice più cattivo di prima, non cambia molto dal resto della Linea Saltiga


 possiede anche questo un rotore in Zaion e la nuova tecnologia WaterProof Mag Sealed, un motivo per cui la  versione Nera e Cattiva a me piace tanto e perché sono sicuro che se Darth Vader praticasse la pesca la sua combo sarebbe composta in parte da questo cazzuttissimo  Mulo  che  in sostanza possiede un bobina più capiente  (80 metri di PE 6 in più) del Saltiga 6500 H con un aumento di 22 grammi e un max Drag di 30 Kg (come il fratello 6000 e 6500H ) e un centinaio di euro in più da listino Plat ;) 


Non grandissime differenze  ma parliamo pure sempre del Lato Oscuro della Forza e possiede un gran fascino.....








「激闘!キハダ バトル」松本昌子



da guardare fino alla fine ;) 

martedì 2 ottobre 2012

Nuove G.Loomis GLX... Quando il manico c'è e conta...

Non ho ancora avuto il piacere di conoscere uno spinner che non abbia mai posseduto una canna G.Loomis e questo mi fa riflettere.. 
Qualche anno fa, prima dell'introduzione del marchio sul mercato italiano ad opera di Shimano, che oggi ne è il proprietario, soltanto in pochi avevamo avuto il coraggio di provare ad acquistarne qualcuna negli States ma i pochi che lo avevano fatto erano rimasti immediatamente rapiti dalla sensazione del tutto nuova di leggerezza e robustezza che questi attrezzi trasmettevano già dal primo lancio..


Da allora ad oggi abbiamo imparato a percepire le differenze davvero infinitesimali tra un'uscita ed un'altra, tra un materiale e l'altro che, anno dopo anno, la G.Loomis ha progettato e realizzato dal nulla per offrire ai propri affezionati utilizzatori sempre qualcosa che fosse migliore e differente da quanto sino a quel momento utilizzato.


Tra le grandissime innovazioni che ci sono state proposte negli ultimi anni le canne della serie GLX hanno rappresentato un grandissimo salto in avanti in termini di materiali. Gioiranno i perfezionisti dell'attrezzatura sapendo da questo post, in anteprima assoluta, che il materiale è stato ulteriormente alleggerito ed irrobustito aumentandone notevolmente la sensibilità. Il nuovo GLX verrà utilizzato per "aggiornare" i modelli già noti ed esistenti e stranoti specifici per la pesca del bass.


Come sempre accade e come siamo soliti fare, scopriremo che questi modelli che l'azienda indica come "dedicati" alle acque interne potranno essere utilizzati perfettamente in mare con le dovute cautele, e neanche tante, che si consigliano a qualsiasi spinner dopo aver lanciato le proprie esche in ambienti salsi, un pò di acqua dolce sugli anelli ed una veloce asciugatura.. Al cambio otterremo dei attrezzi estremamente potenti e molto versatili in grado di gestire esche particolarmente impegnative.


La linea destinata al saltwater vedrà delle nuove due pezzi con la schiena robusta ed una grandissima riserva di potenza indispensabile con alcuni dei predatori marini più combattivi.
Una grande innovazione che accomuna tutti i modelli è il nuovo disegno del manico, appena brevettato, del tutto senza la tradizionale placca portamulinello e quindi senza alcuna filettatura che si riempia di sabbia, salsedine o altro sporco dando la sensazione che il mulinello sia direttamente inglobato nel fusto e nel manico della canna..


Tutte queste novità saranno prestissimo visibili nello spazio web FISH WITH LOOMIScurato tra gli altri bravissimi spinners anche dall'amico Pierluigi, che rappresenta il primo canale ufficiale di informazione del marchio in Italia nonché un punto di ritrovo ed un angolo tecnico in cui seguire i test e le evoluzione dei materiali, le anteprime ed i raduni.
Con l'occasione vi ricordo che dal 29 ottobre al 4 novembre si svolgerà la SKELETON CUP, un'amichevole gara di pesca all'insegna del totale Catch and Release presso Catanzaro Lido. 


La manifestazione rappresenta, nei fatti, anche un momento di confronto con i bravissimi tecnici, tester, che in Italia ricevono in anteprima assoluta i prodotti da utilizzare in Mediterraneo e nelle nostre particolarissime acque interne.

Spero vivamente di riuscire a raccogliere l'invito di Pierluigi riuscendo anche a ritrovare quanti tra voi leggono il nostro blog e vi parteciperanno.

Grazie ancora per le news...

lunedì 1 ottobre 2012

Shore jigging: Iron, Rocks and Sea


Se è vero che le grandi scoperte sono spesso frutto del caso è anche vero che l'uomo ha poi avuto sempre la capacità e l'ingegno di trasformare quanto scoperto in qualcosa di completamente diverso ed infinitamente più grande.. E' stato così per il ferro probabilmente rinvenuto per caso in frammenti fusi sotto un fuoco che venne trasformato in acciaio con l'aggiunta di carbonio, ma anche per il rame che casualmente unito al conosciuto ma poco utilizzato stagno inventava il duro e resistente bronzo, o ancora il morbidissimo legno che grazie all'ingegno dei Romani oltre un migliaio di anni fa diventata compensato centuplicando la propria resistenza e le capacità meccaniche. 


Tra le tante cose scadenti che la razza umana, che in quest'era  occupa, domina e sfrutta (anche troppo) il nostro esausto pianeta, è stata in grado di fare, ce ne sono anche tante altre geniali scaturite dall'ingegno e dalla manualità che ci differenziano da tutte le altre razze note che sino ad oggi hanno colonizzato la terra.
Trovarsi davanti ad una bellissima colonna d'acqua marina, magari alta oltre 30-40 metri, popolata a tutte le profondità e non poterla indagare avrà scatenato nel primo pescatore il processo intuitivo che lo ha portato a fondere il ferro, la roccia ed il sale ed a lanciare in quel blu di difficilissima lettura un pezzo di metallo senza vita..

Le radici, per quanto in molti pensino che siano recenti, in verità sono molto molto lontane e già il vecchio ed onnipresente Lauri Rapala realizzava jig, destinati alle sue acque interne e non, la bellezza di 60 anni fa indicando sulla scatolina con poche parole il "come" ed il "dove" utilizzarli. Leggermente diversi per la forma e nella destinazione rispetto a quelli oggi noti erano però identici nel principio di utilizzo e nelle finalità..

Oggi il jig è a tutti gli effetti un artificiale insostituibile ed irrinunciabile in alcuni contesti di pesca e spesso, sempre più spesso, rappresenta la soluzione, in  determinate condizioni meteo, senza la quale non si potrebbe neanche pensare di rimanere in pesca correttamente. 
Ovviamente da circa 5 anni ad oggi il boom è stato fortissimo, la tecnica dedicata (lo Shore Jigging), ridefinita nelle linee base dagli immancabili colleghi nipponici, è esplosa e con essa anche le catture, splendide che soltanto alcuni contesti naturali particolarmente brulli possono regalarci. 

Del jig destinato allo spinning o più specificamente allo shore ne esistono davvero un'infinità di modelli e ciascuno con le proprie caratteristiche ben definite ed i propri ambiti/limiti di utilizzo legati molto spesso alla forma.
Chi più chi meno ogni produttore ha un paio di prodotti di punta che rientrano in questa fascia e che hanno fatto affezionare ognuno di noi.
Io non ho mai fatto segreto di adorare il Jugulo della Molix, artificiale estremamente particolare che pesca su tutta la colonna d'acqua, sia in caduta che nel recupero.


Ci ha regalato moltissime catture sia da terra che dalla barca anche laddove altri jig non funzionavano sfatando quella convinzione che spesso abbiamo che alla fine "un pò tutti pescano". Bellissimo jig, splendido il bianco, la cui forma però ne limita moltissimo l'utilizzo in scogliere molto profonde battute da forte mare o tagliate da correnti impetuose.. Contesti questi ultimi in cui non soffrono il Javeline Jet Evergreen, l'F1 CB ONE, l'Aile Metal Duel, il Bakugeki, il Gekitsu e tutti i "mini long jig" in genere a patto che il peso non sia inferiore ai 60 gr. e che, con mare sostenuto e recuperati molto freneticamente, a dente di sega, riescono a far letteralmente impazzire i pelagici in caccia lungo la scogliera.. 



Il Searock della River2Sea per oltre 5 anni ha rappresentato un must nella tecnica del vertical jigging ed ha confermato le sue doti anche lanciato, nelle misure più piccole, come il Mucho Lucir nello spinning da terra. In condizioni mi mare calmo e con correnti non troppo forti, ci hanno dato grandissima soddisfazione i piccoli SL della FCL Labo da 60 e 70 gr. con il peso in coda, missili in volo e davvero splendidi in acqua. Stesse qualità vanno riconosciute al neonato Leppa di casa Seaspin di cui uscirà presto il 66 gr. Ed ancora lo Shore blu per i lanciatori più hard, il Sea Flower, il Sacrifice di Daiwa, il Gekito Cultiva e tantissimi altri ancora che ci vorrebbe una pagina intera per elencarli.. 


Le categorie di jig sono davvero tante e si potrebbero scrivere poemi, interi trattati riadattandoli ad ogni spot in cui si va a lanciare ma alcuni criteri credo possano essere applicati un pò a tutte le situazioni mediterranee che vanno ben distinte da quelle relative alle mete estere in cui, in alcuni casi, è davvero impossibile non ferrare un pesce con quasi qualsiasi artificiale si proponga loro. Nel mediterraneo il predatore è un pò più schizzinoso meno in competizione alimentare, meno affamato e si permette di scegliere, di scartare il movimento che non gli piace, il bagliore/colore che non lo soddisfi.. 
Io cerco di capire cosa stiano predando in quel momento i nostri obiettivi, la dimensione della mangianza, la profondità a cui stazionano i branchi.. Scelgo quasi sempre colori naturali, con molta olografia sopra che riflettano per bene i raggi solari, poco visibili a profondità pronunciate, emettendo lampi luminosi  in grado di attrarre  dalla lunga distanza.. 



Non disdegno però anche colori meno standard dato che in verità noi non conosciamo ancora il processo di decodifica dell'informazione "colore" attuato dal nostro cervello, figurarsi presumere di capire cosa vedano i pesci  e come funzioni il loro di cervello (riprendendo delle riflessioni vecchie di decenni di Alessandro Idini, tra l'altro tra i primi spinners a lanciare piccoli jig in mare). 
Sinceramente credo che, intorno a questo argomento, non esista una scientificità provata e vestire di scientificità queste "scoperte" sia un piccolo azzardo.. Ipotesi.. Sono bellissime ipotesi che noi stessi montiamo e smontiamo di battuta in battuta convincendoci di tutto ed il contrario di tutto ogni volta, ad ogni cattura..

I miei "ferri" io li preferisco sempre armati con assist hook ad amo singolo, sempre in testa (a volte leggermente dressato con dei fili di materiale luccicante rubato ad un amico moschista ed a volte nudo e crudo amo).. Nella scelta degli ami ho le mie piccole fissazioni e non riesco a distaccarmi dai miei insostituibili Sergeant o dai Cutlass, ampi ed apparentemente sovradimensionati per non incastrarsi sul jig e riuscire a muoversi sempre liberamente. Preferisco assist corti che si mantengano vicini alla testa dell'artificiale legati con treccia esageratamente resistente. Non monto mai ancorotti troppo soggetti alla slamatura quando si trovano tra le mandibole di un arrabbiatissimo piccolo tunnide o all'arrocco sulle asperità del fondo.



Quale sia il corretto movimento da impartire al jig si comprende anche dal significato del termine "jigging" che in italiano vuol dire "saltellando". Io se affronto una colonna d'acqua profonda ed il mare lo consente preferisco sempre montare un artificiale che, planando in caduta, attiri l'attenzione dei predatori sfruttando anche la discesa.. Toccato il fondo lo stacco immediatamente con due ampie jerkate  per iniziare a recuperarlo con il movimento più congeniale al modello stesso. Dopo una risalita di circa 2/3 della profondità totale, lo faccio ricadere in fondo e ripeto il tutto una o due volte a seconda della distanza coperta con il lancio e la profondità dello spot. 



La scelta di quest'ultimo è chiaramente fondamentale per la riuscita delle battute soprattutto se svolte in ambienti naturali. La scogliera è un ecosistema di difficilissima lettura, soprattutto profonda da 20 a 50 e più metri.. Bisognerà osservarne la conformazione, cercare di percepirne le correnti che muovono il fondale, quelle che portano in basso i nutrienti della superficie. 
Ho scritto sempre e soltanto in prima persona perché è delle mie esperienze personali che parlo e credo sia un pò presuntuoso farne delle regole o linee guida valide in qualsiasi spot, regione, condizione dato che molto spesso quanto scoperto dopo anni di lanci in un contesto non funziona per nulla in un altro.

Adesso, finalmente, la stagione è alle porte, quella del mare grosso, delle onde che si frangono pericolosamente e rumorosamente sugli scogli scaricando quantità impressionanti di energia e rimescolando ed ossigenando tutti gli strati d'acqua.. La stagione delle scorribande che branchi di pelagici inizieranno a compiere, delle grandi ricciole, degli ultimi dentici..

E' una battaglia che sta per iniziare, incerta come ogni anno, ma tra le più entusiasmanti che si possano affrontare armati di carbonio, acciaio, davanti il blu profondo abbarbicati su una roccia..