venerdì 30 marzo 2012

A chi Piace Sentirla........

Ad un'affezionatissimo delle "frizioni cantanti" come me, la pesca dei cefalopodi è sempre risultata estremamente noiosa. Per dirla tutta ho sempre avuto dei pregiudizi rispetto al "light" come molti altri miei colleghi lanciatori di esche finte. Poi un bel giorno ho provato a lanciare esche da Eging e come accadde per il primo pesce a spinning, al primo calamaro s'è aperto tutto un'universo sconosciuto ed affascinante. Ho dovuto assecondare la frenesia da "cefalopode" dedicandogli buona parte del mio tempo.


Ci sono molti segreti dietro la pesca del calamaro che vengono custoditi gelosamente da chi la pratica in modo assiduo. Alcuni studi raccontano di una certa "sensibilità predatoria" del calamaro al calore. Su questa ed altre teorie seguite dalla pratica si sono sviluppate molte delle esche da cefalopode che oggi utilizziamo con grande successo. In Giappone la pesca del calamaro è un vero e proprio "Must". Non è un caso che proprio da questo paese vengano le più importanti innovazioni dedicate a questo settore, non ultima il Tataki Fishing che ha sfatato il mito secondo il quale il calamaro si catturava solamente ai cambi di luce e con le tenebre. Le principali tecniche di pesca al calamaro con le esche artificiali sono l'Eging e il Tataki-Misaki fishing. Nel primo caso l'esca viene solitamente legata alla lenza madre e la tecnica risulta molto vicina allo spinning, mentre nel secondo caso si costruisce una montatura sulla quale vengono agganciate più esche finte seguite da un piombo che funge da affondatore. Questa è la descrizione molto breve e scarna delle due tecniche di pesca. Diciamo che il Tataki-Misaki fishing è votata alla pesca offshore mentre Eging trova ampio spazio nel inshore.


L'eging si pratica in Giappone (ma anche da noi) soprattutto nei porti ai cambi di luce e durante la notte nelle zone illuminate dai lampioni. La luce attira i calamari ed i luoghi illuminati finiscono per diventare dei veri e propri hot spot da calamaro. Il concetto costruttivo base della maggior parte delle esche da Eging prevede l'utilizzo di una piombatura, che risulta evidente a colpo d'occhio, appena sotto la testa dell'esca


Questa piombatura decide in pratica il "carattere" dell'esca. La velocità di affondamento gioca un ruolo chiave nella pesca del calamaro. Molti Eging Anglers del Sol Levante pescando suddividendo la colonna d'acqua in 3 strati ( un fondale di 9 metri viene distinto in 3m superficiali, 3m centrali e 3m di fondo). Questa tecnica non prescinde dalla misurazione del fondale nel quale si pesca. Questi 3 strati distinti vengono ispezionati volta per volta utilizzando esche con velocità di affondamento appropriata allo strato. Questa è la ragione per cui su alcune scatole di esche da Eging viene riportata la velocità di affondamento in metri al secondo. Quindi, conoscendo la profondità del fondale e sapendo di quanti metri scende in un la nostra esca da Eging possiamo ispezionare i 3 strati distinti ed una volta individuato lo strato in cui sono presenti i calamari, insistere in quest'ultimo per ottenere migliori risultati. 


Come già detto l'Eging si pratica prevalentemente dalla costa. La tecnica maggiormente praticata dalla barca dall'incallito del calamaro è ormai il Tataki-Misaki fishing. La pesca con i Tataki si pratica su fondali che vanno dai 30 ai 40 metri. Su questi fondali nel mediterraneo si radunano nei mesi autunnali ed invernali folte truppe di calamari alla ricerca del cibo. Molto spesso i calamari stanno in prossimità del fondo quindi è in questa zona che va concentrata l'attività di pesca. 
La pesca si svolge in scarroccio, per cui stabilire velocità di scarroccio e direzione dello stesso è fondamentale. Il peso del piombo va' scelto in base allo scarroccio, in linea di massima bisogna cercare di tenere il filo in verticale per il maggior tempo possibile,


Una volta che la montatura ha raggiunto il fondo si danno della morbide jerkate lunghe in modo che le esche vadano su di qualche metro, per poi far ricadere il tutto verso il fondo. L'andamento delle esche è il classico dente di sega. Le montature da Tataki devono essere realizzate in modo meticoloso per permettere alle esche di lavorare a dovere. Possiamo realizzare montature che ci permettono di usare dai 2 ai 5 Tataki tenendo conto che questi devono essere distanti dai 20 ai 30 centimetri l'uno dall'altro. Un altro importante accorgimento per realizzare montature efficaci è quello di distanziare di qualche centimetro il moschettone dove inseriremo l'esca dal trave madre della montatura, in modo che l'esca possa compiere movimenti più ampi o meno vincolati.


La pesca con i Tataki risulta essere "meno sensibile" rispetto al Eging. Questo perché il piombo a fine montatura porta via gran parte della sensibilità  per cui si sente meno l'attacco del calamaro.
Se da una parte far emergere da 30 metri di fondo una montatura alla quale è attaccato, spesso, più di un calamaro ci riempie la vista, dall'altra il Tataki Fishing ci priva in parte della sensazione unica che regala l'attacco di un predatore. Più di una volta ho cercato esche mi permettessero d'insidiare cefalopodi su fondali importanti evitando qualsiasi tipo di piombatura.
Di questo sembra si siano accorti anche alcuni storici brand Nipponici proponendo esche ed innovazioni capaci di farci pescare "diretti" sull'esca. Una delle soluzioni ottimali pare averla trovata la DUO con il D-Squid




Il D-Squid è un jig da cefalopode concettualmente molto moderno, una vera e propria sfida agli stereotipi della pesca al calamaro. Concettualmente è stato studiato per la pesca dalla barca e precisamente per quello che i nipponici chiamano "Tip-Run". Si tratta sostanzialmente di una tecnica che si basa sull'osservazione della vetta della canna per percepire anche la più subdola toccata. il D-Squid affonda molto velocemente, grazie anche all'assenza della classica piombatura sotto la testa delle esche da Eging e ben si presta ad un'utilizzo rasente al fondo. Ci sono due misure (il 95mm/21grammi studiato per lavorare dai 15 mt ai 20 ed il 105mm/27grammi studiato per lavorare dai 20 fino ai 30 metri circa). Sono riuscito a provare anche il D-Squid Version 2 un'esca che presenta un peso appena sotto la testa



Il peso è studiato per non danneggiare l'idrodinamica dell'esca. Il Version 2 ci consente di pescare bene dai 30 ai 35 metri ed in generale si può utilizzare quando lo scarroccio aumenta...
L'estetica dei D-Squid ricorda molto quella dei mitici minnow della casa nipponica, mentre la forma del corpo e la distribuzione del peso sono messi in modo da rendere la fase di affondamento dell'esca. Leggendo queste caratteristiche ho pensato subito di aver trovato quello che cercavo, un'esca da Squid Fishing capace di farmi dimenticare il piombo. Ma Funzionerà? Questa è la domanda chiave


Ho preso le due misure ed ho provato ad utilizzarle su fondali da 20 a 30 metri. Con una velocità di scarroccio ridotta e poca corrente ho fatto lavorare il 105/27 ed il version 2 da 30gr. su un fondale di 30 metri facendoli sollevare al massimo di 3 metri dal fondo...
Ho animato l'esca con 3/4 Jerkate verticale decise per poi affondare l'esca fino a sentire il fondo


Dopo qualche metro ho sentito una toccata, giusto un'altro giro di manovella ed il calamaro era in canna, non mi pareva vero! Ho sentito l'abboccata a 30metri.. 
come togliersi il preservativo quando stai facendo l'amore.


Ho provato i D-Squid  in varie zone e con condizioni diverse. Quando lo scarroccio aumentava abbiamo utilizzato l'ancora galleggiante. Questo accorgimento consente di pescare anche quando aumentano vento e scarroccio. Le abboccate si sentivano e finalmente non mi pareva di tirare su una busta da 30 metri...
Il "demone" della botta era appagato anche stavolta.




9 commenti:

  1. Articolo notevole!! bella Santiago!

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  2. Grazie mille Mauro sempre gentilissimo.

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  3. Che dolci che siete.
    Non andate a bere qualcosa insieme?

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  4. Dobbiamo andare... tu non vieni?

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  5. Mi sento un pó escluso.. :(

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  6. facciamo un tete a tete for 4? :-)

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  7. I disegnini sul moleskine ad acquarello sono davvero stilosi, sembrano quelli di Steven Holl trasportati in ambito "ittico" ;)

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  8. mi piacerebbe autocostruirmeli con la stampante 3d in pklastica

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