mercoledì 6 maggio 2015

Tonno Rosso: l'eterna buffonata europea


Mi piace il Tonno Rosso, mi sta simpatico e quando lo incontriamo fuori periodo è sempre un piacere vederlo filare via o perderlo con consapevolezza e volontarietà..
Lo considero un grande animale, al pari degli elefanti, dei rinoceronti, indifeso e vessato dall'ingordigia degli esseri umani e dalla loro stupidità..



Attenzione! Non sono per il rilascio integrale, che sia chiaro.. 
Io (come tanti), nel periodo in cui si può, pur non andando specificamente alla sua ricerca, se capita e nel rispetto di regole, leggi e procedure, lo trattengo con piacere ma non nego che potrei vivere tranquillamente senza pescarlo e senza provarci.
Perché allora questa rabbia ogni volta? 
Perché la frustrazione ogni anno quando vengono assegnate le quote?
Perché mi fa rabbia che questo animale, maestoso ed in pericolo, venga utilizzato dai politici come merce di scambio.. Le quote, non me lo toglierà mai nessuno dalla testa, sono diventate uno strumento e chi non ha voce - e noi non ne abbiamo - per farsi ascoltare vede comunque le proprie ridotte, di anno in anno o, come in questi 2014/15/16 (perchè adesso si parla di assegnazioni triennali), non aumentate proporzionalmente.. 

Perché mi fa rabbia?
Perché dall'altra parte ci sono i professionisti che macinano banchi di tonni in pochi minuti, banchi che farebbero felici centinaia di "ricreativi" per anni.. Pochi minuti per polverizzare le proprie quote scaricando anche quelle dei poveri ed insignificanti fanalini di coda del mondo della pesca in mare, noi ricreativi.
Perché mi fa rabbia?

Perché dobbiamo anche mantenerli quei  professionisti, dobbiamo aiutarli a distruggere in un secondo un banco di migliaia di esemplari magari senza neanche dichiararne per intero la cattura.. 

Perché mi fa rabbia?
Mi fa rabbia perché loro prelevano tutto l'anno, perché strascicano dove non è concesso, calano reti in foce, a pochi metri dalle battigie, eppure i governi europei continuano a privilegiarne le attività ignorando l'esistenza di un comparto economico enormemente produttivo che basa sui pescatori ricreativi..

Perché mi fa rabbia?
Perché ogni anno alla chiusura, sempre più vicina alla data di apertura, giuro a me stesso che l'anno successivo non me la prenderò più di tanto ed invece non riesco.
Oggi l'ennesima notizia arrivata dal blog di APR che tra le prime pagine web ha fatto rimbalzare il link governativo con tutte le specifiche...

Grazie per l'attenzione, gentilissimi e preparatissimi tecnici al governo, tornate alla carica con il pagamento della licenza.. Si si.. Tornate alla carica che siamo tutti in trepidante attesa di foraggiare i professionisti e riempire le vostre e le loro tasche.. Tornate..

Dimenticavo
#iononpago

cerchiamo di ricordarcene quando sarà il momento.. 



lunedì 27 aprile 2015

Ray Collins Photographer and Artist: Man and the sea



"Free man, you will always cherish the sea!
The sea is your mirror; You contemplate your soul
In the infinite unrolling of its billows;
Your mind is an abyss that is no less bitter.."

"Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.."



L'onda è da sempre la voce del mare, è il suo respiro rigeneratore, il suo braccio. E' inarrestabile, caparbia, insiste potente per secoli e senza sosta contro la stessa roccia. Sempre uguale e sempre differente.. E' l'espressione della forza, è figlia del vento, vita e morte, è imprevedibile e muta se stessa di momento in momento scorrendo  sempre differente alle sofferenze umane.. 
.. e quante ne abbiamo viste tantissimi noi pescatori, viste e sentite, attese, sfidate e temute..


Il mare, come scriveva Baudelaire, è il nostro specchio e l'onda che incessantemente vi si svolge è la nostra anima profondamente inquieta. 


Mi sono imbattuto per caso nelle foto di Ray Collins e sono rimasto allibito,  spaventosamente colpito.. Ogni immagine è un istante di sospensione, è fragorosa, potente.. Montagne d'acqua imponenti ed impetuose che sovrastano l'orizzonte..
Masse gigantesche di energia trafitte da luci ed ombre affascinanti e misteriose.


Ray Collins è un interprete della natura, un amante del mare, un grande fotografo sicuramente unico che porta di giorno in giorno, di foto in foto, il suo stesso limite sempre più avanti. 


Ogni foto racconta una propria storia, un diverso momento, un viaggio.. Ognuna di quelle creature è frutto di studio, pianificazione, sacrificio.
Guardando le sue foto comprendiamo meglio quanta energia si nasconda nel mare e quanto facile sia restarne travolti.. 


Immobilizzata come un solido ogni onda diventa una montagna, ogni cresta una roccia, ogni piega una parete.. 

Il sito, RayCollinsPhoto.com è ipnotico, splendido esattamente come la pagina Facebook o l'account Instagram RayCollinsphoto e consiglio a chiunque ami il mare, lo rispetti e lo tema, di visitarli.. Vi sembrerà di non aver mai visto un'onda..

Thanks Ray..

Ringrazio moltissimo Ray per avermi autorizzato a raccontare delle sue foto  
e ricordo a tutti che l'uso di tale materiale senza le necessarie autorizzazioni rilasciate dall'autore è proibito.



giovedì 2 aprile 2015

Reti in foce


Quante volte abbiamo dovuto sospendere una battuta a spinning, magari nell'alba perfetta o nel tramonto dei sogni perchè nel bel mezzo della nostra passeggiata in prossimità di una piccola foce abbiamo visto arrivare una barca con tanto reti, magari con maglie non consentite, calando tra le due sponde e chiudendo tutto il tratto? Quante volte abbiamo percorso decine o centinaia di chilometri per un paio di lanci ed abbiamo trovato lunghissime reti da posta a 40 mt. da terra chiudere ogni possibile via d'accesso al pesce verso le nostre esche?
E' successo a tutti, agli spinners quanto ai moschisti, ai surfisti quanto a chi pratica beach ledgering e ci siamo trovati a parlarne tra noi, magari imprecando e maledicendo il mancato intervento dei preposti alla sorveglianza nonostante le nostre chiamate.. 


Ebbene, mentre sul web c'è qualche idiota che trova il tempo di scherzare sulla spada di damocle che incombe sulle nostre povere teste ad opera del sig. Oliviero, promotore e paladino della tassa sulla pesca ricreativa prossima all'approvazione nonostante le petizioni, le lettere aperte e le rivolte telematiche, c'è anche chi ha avuto un'idea a cui mi pare corretto dare un pò di visibilità: RETI IN FOCE.
Reti in foce è un'iniziativa di APR i cui dettagli sono ben descritti nel post sul blog dell'associazione che punta a raccogliere filmati, foto, sensazioni, lamentazioni e dolori di chi si trovasse ad assistere, munito di smartphone o macchina fotografica a questo fenomeno che negli ultimi anni sembra sia diventato oltre che consueto e più diffuso anche estremamente tollerato..

Non so se servirà a qualcosa ma sta di fatto che il silenzio e l'omertà non hanno mai fatto muovere nulla per cui parlarne è sempre meglio che sopportare tacendo. 
Forse è ora di cominciare a rompere.. 


martedì 17 marzo 2015

JACK FIN: IL CONTEST


Ci siamo.. 
E' sempre un grandissimo piacere quando qualche amico decida di omaggiarci di qualcosa da poter utilizzare per un contest.
Un paio di giorni fa abbiamo scritto di JACK FIN giovanissimo marchio italiano che sembra destinato a grandissime cose. 
Lorenzo a Simone hanno anche voluto mettere a disposizione un bel bottino di artificiali e gadgets che andrà divito trai  tre reports migliori sia dal punto di vista "narrativo" che  da quello della qualità delle immagini e dei filmati contenuti in esso.
I report partecipanti, a discrezione dello staff, potranno anche essere pubblicati su questo spazio e nella pagina ufficiale dello sponsor Jack Fin sul social FB.


Il contest, come già in passato, si svolgera sul forum che ha sempre supportato questo spazio, il mercatinodellapesca.com, all'interno del quale, dopo il login troverete il regolamento.



Grazie Simone e Lorenzo e per tutti gli altri..
Buona partecipazione.. :)

venerdì 13 marzo 2015

Scale Magazine online n°16


E' online il nuovo numero, sempre sorprendente e sempre estremamente curato, della rivista europea interamente ed esclusivamente dedicata allo spinning ed alla pesca a mosca, SCALE MAGAZINE.


Anche questa volta immagini splendide e report avvincenti..



Buona lettura..




martedì 3 marzo 2015

Balzello o opportunità che sia #iononpago

Lo abbiamo addosso ormai e non riusciremo a scrollarcelo tanto facilmente..
E' quel puzzo intenso che emana dagli allevamenti di pollame in cui tante galline stanno in batteria sedute a fare uova ininterrottamente, ingozzate, immobilizzate e spremute senza possibilità di reazione.. Questo siamo diventati noi pescatori della domenica, polli da batteria.. Ed in tanti il sentore lo avevamo. Ci eravamo accorti ti da un bel pò di tempo di quanto il nostro portafogli fosse diventato un obiettivo primario.. Era chiaro che qualcosa stesse cambiando e lo avevamo intuito anche quando ci avevano costretti al censimento, a costituirci in quanto colpevoli di coltivare una passione.. 



Colpevoli nè più e nè meno di chi va in bici sulle piste ciclabili, di chi va per funghi, di chi corre all'aperto.. 
Colpevoli di avere il coraggio di avvicinarci alle acque sporche, massacrate dalla pesca professionale, dai bracconieri, dagli scarichi cittadini, dall'inquinamento industriale.. 
Colpevoli noi di cercare un pò di riposo in mezzo al mare magari litigando con chi cala reti sotto ai nostri piedi, di lanciare un paio di gomme cercando relax lungo le sponde di un lago magari con i nostri bimbi, colpevoli di giocare con le mosche tra torrenti sempre più asciutti e poveri in cui bracconieri venuti dall'est (e non soltanto) hanno ormai rastremato ogni essere vivente con buona pace della politica che continua a sottrarre fondi alla gestione dell'ambiente.. 
Siamo merde colpevoli di assistere impotenti alla cala di reti dentro le foci, allo sversamento di liquami e combustibili nei fiumi, colpevoli di vedere raccogliere il vietatissimo bianchetto ai bracconieri, colpevoli di indignarci quando scorgiamo piccoli spadini da due chili in vendita per strada con buona pace di chi dovrebbe sorvegliare, colpevoli di sentire i boati dei bombaroli lungo le scogliere. 
Siamo colpevoli di organizzare pulizie periodiche di tratti di mare, di combattere per la realizzazione di zone no-kill, colpevoli, alcuni, anche di rilasciare il pescato (non io che sono per il prelievo sostenibile e non me ne vergogno).. 
Solo chi è davvero colpevole si soffermerebbe a guardare albe e tramonti sentendosi appagato, colpevole e fesso.. 
Diciamocelo.. 
E' giunto il momento di scontare le nostre colpe, è giunto il momento di pagare per queste albe e tramonti di cui usufruiamo indebitamente.
Se poi ce lo sussurra chi, senza essere stato eletto da nessuno di noi (ma in Italia ormai non stupisce neanche questo più), si erge a rappresentante della nostra "categoria" allora è chiaro che bisogna convincersene.. 
Balzello o opportunità? 
Ma non fatemi ridere!! 
Direi furto.. Direi inconcepibile furto.. Direi inaudito furto.. Direi che non c'è nulla di cui discutere con questa gente.. Questo direi, cari rappresentanti che non ci rappresentate affatto.. Il mio denaro non lo avrete perchè #iononpago e su questo ci sono davvero pochi dubbi, #iononpago e #nonvivoto perchè minacciate il mio tempo libero.. 

Ai miei "rappresentanti" invece, prima di invitare o sedervi al tavolo delle chiacchiere con i chiacchieroni, accertatevi di aver fatto qualcosa per sistemare lo sfacelo che ci circonda per mare e per monti, dimostrateci di meritare il nostro denaro e non di pretenderlo, dimostrateci di sviluppare attività e poi parleremo di opportunità..

forse..

lunedì 9 febbraio 2015

Jack Fin: L'attacco del carangide italiano..


Devo confessare che lo scorso anno, quando un amico mi chiese uno piccolo spazio sul forum per poter raccontare dei propri artificiali autocostruiti, non immaginavo quello che in meno di dieci mesi sarebbe successo. Perché? Forse perchè di artificiali autocostruiti ne abbiamo visti tanti? Forse perchè abbiamo visto tantissimi autoscotruttori che partiti sull'onda della passione per i materiali e del desiderio di plasmarli piegandoli alle proprie esigenze hanno poi finito per saturare il mercato che loro stessi avevano creato diventando essi stessi più di quanti quel mercato potesse contenerne? Forse perchè ormai sembra, a me per primo, che ci possa essere davvero poco da inventare? Non lo so il perchè ma, sebbene i manufatti in questione fossero davvero splendidi sia dal punto di vista funzionale che estetico, ero convinto, sbagliando, che quel progetto avrebbe fatto lo stesso percorso di tantissimi altri a cui avevamo assistito soprattutto tra le assi ed i cordami di questo vecchio e puzzolente peschereccio che di autocostruttori si è sempre e soprattutto occupato.. 



Bene, niente di più sbagliato.. 
In meno di dieci mesi la pinna del carangide, "Jack Fin" ha fatto esattamente quello che il nome lasciava presagire, uno scatto potente e veloce differente da qualsiasi altro e tipico proprio del predatore costretto a vivere in un ambiente saturo in cui la competizione richiede grandi ed innovative peculiarità indispensabili alla sopravvivenza..


Chi è Jack Fin?    
Jack Fin è un progetto che nasce da una grande amicizia quella tra Simone  Lorenzo entrambi spinners, entrambi autocostruttori delle proprie esche ed entrambi con spiccate doti artistiche e di manualità.



La pulsione iniziale è sempre la stessa: il mercato per quanto si sforzi di lanciare esche in continuazione, non riesce mai a coprire sempre tutte le esigenze reali dei singoli pescatori nei particolari spot e nelle condizioni di pesca a loro più congeniali quindi non resta altro, se si è in grado, di tentare a costruirsi i propri inganni magari mettendoci dentro tutta l'esperienza accumulata nel tempo..




Come in un percorso obbligato tutto inizia sempre dal legno, unico inimitabile materiale la cui versatilità lo rende il preferito di chiunque inizi a scolpire.. Il legno per fare, il legno per progettare, il legno per studiare nuove forme e differenti movimenti.. Ma il legno, si sa, è vivo, cambia nel tempo la propria struttura, si alleggerisce, si appesantisce, assorbe le influenze esterne e diventa il padrone, spesso, del proprio movimento.. 



Non che questo sia un difetto, attenzione.. Io sono un grande sostenitore della vecchia balsa intagliata a mano dal buon Lauri da cui tutto ebbe inizio... Ma è chiaro che quando le cose prendono una certa piega e gli obiettivi diventano quelli di provare a produrre articoli che siano sempre coerenti e costanti nel tempo, si deve per forza cercare soluzioni più stabili a discapito della "naturalità".



Nella nuova sfida Simone e Lorenzo ci si sono gettati a capofitto studiando materiali e tecniche dal nulla, importando da rami di industria non proprio inerenti alla pesca sportiva, conoscenze da applicare alle sopraggiunte esigenze.. Decidere un passo di questa portata non è mai indolore e, come mi racconta Lorenzo, il farlo gli è costato tempo, investimenti, studio e soprattutto l'impossibilità di vedere immediatamente realizzato un progetto come invece avviene con il legno, ma è il prezzo da pagare per ottenere uno standard di qualità sempre costante senza scostamenti significativi tra un artificiale e l'altro. 



Oggi tutta la linea è in resina pur prendendo sempre vita dal legno dopo decine e decine di prototipi e migliaia di lanci, progetti e variazioni ed aggiustamenti, ma le lavorazioni restano comunque artigianali ed i passaggi effettuati tutti manualmente. Ogni progetto nasce da feedback ricevuti, da test, da prove sul campo ed esigenze prima di tutto personali e poi solo dopo tanto, tantissimo diventa un artificiale.. 



Nella storia, immediatamente sin da subito, la collaborazione con un grandissimo marchio italiano, Molix, che spesso abbiamo visto essere protagonista di queste pagine, ha portato ad un livello ancora più alto il neonato e stracolmo di potenzialità Jack Fin ed oggi a meno di dieci mesi da quella telefonata gli artificiali Jack Fin interamente ed in ogni passaggio made in Italy 



sono già in vendita negli store di tutto il mondo ed hanno fatte assaggiare le punte dei propri ami a quasi tutte le specie preferite dagli spinners di ogni angolo del pianeta regalando ai due amici una delle soddisfazioni più grandi e testimoniando che in fondo credere ad un progetto con tenacia e capacità alla fine può pagare anche quando sembra non ci possa essere nulla da dire. 



Aggiungiamo a questo il primo tonno portato sotto barca con un artificiale a cui si è lavorato personalmente ed ogni singola cattura effettuata e si arricchisce ancora di più quel bagaglio di soddisfazioni indispensabile a motivare ed andare avanti sempre nella stessa direzione.



Oggi il parco artificiali conta già sei modelli: Sandy, Salty Dog 100, Kuda, Stylo 210, Argo 75 e Pelagus 165-S.


Io ho provato soltanto lo Stylo, bellissimo needle capace di tagliare qualsiasi vento e volare lontanissimo senza temere onde e mare ma immagino che la stessa qualità e cura applicate agli altri modelli abbiano prodotto grandissimi risultati.


Scegliere dal sito web Jack Fin.it dagli spazi di Simone e Lorenzo e dalla pagina FB Jack Fin le foto da inserire in questo post non è stato per nulla facile.. Avrei voluto scaricarle tutte o quasi ma così avrei tolto a voi il piacere di visitarli per cui buona navigazione..

I video degli artificiali sono disponibili nel canale youtube del marchio.


Ieri i più fortunati di voi avranno visto in diretta alla fiera di Vicenza quello che in queste poche righe ho cercato di descrivere, io mi contenterò delle foto..

Mi spiace non aver scritto immediatamente già dieci mesi fa questo pezzo ma averlo fatto oggi mi ha comunque consentito di raccontare meglio più che la storia di una artificiale, quella di un sogno realizzato in un tempo che definirei record..
...meglio tardi che mai.. :)


Grazie Simone e Lorenzo per la vostra disponibilità e pazienza.. 




lunedì 2 febbraio 2015

InstaRusty-




Per chi al troppo rumoroso Facebook preferisse la piattaforma di Instagram segnalo il nostro account, applicazione che al sottoscritto piace molto e dove è possibile vedere veramente tante interessanti foto 

@capitanrustyhook

venerdì 30 gennaio 2015

Rite in the Rain







Gran parte dei pescatori che conoscono hanno la sana abitudine di possedere un taccuino dove registrare tutte le proprie uscite di pesca, c'è chi riesce a farlo in modo più intelligente del sottoscritto che spesso inizia bene per poi perdersi per strada. Mi piacerebbe sapere disegnare bene per poter redigere degli appunti in pieno stile coloniale, ma il risultato è quasi sempre un taccuino fatto a metà che sembra appartenere a uno studente di arabo antico per l'elegante e incomprensibile grafia che mi distingue. Per tutti quelli che invece riescono a comporre questi diari di pesca in modo più scientifico e ordinato, spesso il problema è se portarsi o no  il supporto cartaceo a pesca e qua si sa la carta non è proprio nel luogo più adatto. 




Questo problema è il fulcro del business di una azienda americana che si chiama Rite on the Rain nome che lascia ben pochi dubbi su quale sia o dovrebbero essere le qualità di questi taccuini, fondata quasi un secolo fa da Jerry Darling un imprenditore che si era reso conto dell'esigenza di un prodotto che potesse essere usato in qualunque condizione meteorologica 




La Rite in the Rain produce un gran numero di taccuini, tra cui block notes, quaderni, oltre che dei prodotti specifici dedicati a mansioni specifiche come quello mostrato qua che ripropone una scheda cattura 



Se siete di quelli che ancora oggi preferisco la carta al digitale, credo che si possano considerare degli ottimi compagni di viaggio e i prezzi sono abbastanza bassi, considerando che vengono ancora oggi prodotti in USA usando quasi totalmente carta riciclata 





Tmf i have one for you....


1...2.....3 Prova Prova







Bisogna rompere il ghiaccio e provare a calibrare nuovamente mani, tastiera e testa. Non è facile, ma le mani riescono a correre sempre belle agili sui questi tasti, è passato diverso tempo dal mio ultimo post, c'è stato un periodo lungo e tanti impegni più o meno importanti che mi hanno portato lontano da questo spazio, il "vecchio" e rugginoso TMF ha sempre e comunque tenuto vivo questo diario di bordo e di questo gli sarò sempre riconoscente. E' cambiata forse anche la mia idea di pesca, le mie preferenze e tante altre situazioni che prima si potevano accettare ora mi appaiono inaccettabili, però a essere sinceri nelle mie ricerche su e giù per la rete noto una situazione alquanto desertica, forse il mondo si svolge in tempo reale sulla piattaforma FB e aggiungerei un che due coglioni. Comunque qualcosa in questo periodo abbiamo comunque archiviato, ora bisogna solo avere il tempo per mostrare tutte le cretinate che hanno attirato la mia attenzione, non qualcosa di profondo ma solo svago...


Let's Go 






domenica 18 gennaio 2015

Walking Bluefish


Poi, dopo un'annata discretamente scarna in cui si sono fatti vedere poco, molto meno degli anni passati, te li trovi così, passeggiando, tra i piedi senza canna, senza artificiali ma con il solo cellulare a filmare qualcosa che a raccontarla non ci avrebbe creduto nessuno...